Una dose di nostalgia e la necessità di indagare ancora attorno al concetto di paura, portano l’artista a confrontarsi ancora una volta – dopo Disegnini – con quegli schizzi realizzati da bambino, in cui lui – ad oggi – vi legge ancora dell’irrequietezza.

In questa serie di #Gattini la spinta nel cercare di riprodurne gli stessi tratti si trasforma in una pittura che si adatta perfettamente alle esigenze dell’artista; un tratto nuovo ed uno vecchio che si sovrappongono e che creano – per caso o meno – dei brutti mostri.

Un viaggio a ritroso nella memoria infantile e adolescenziale che permette all’artista di accogliere l’occhio di chi guarda attraverso un filtro che gioca sull’inganno del conosciuto e del riconoscibile, che parla ad una generazione a cui quei personaggi sono ben noti e che si chiede perché sono diventati cosi deformi.

Una figurazione personale dei pomeriggi passati – anche da adulto – a guardare anime e a giocare ai videogiochi; e poi quelli da bambino passati a disegnare gattini brutti che ora si sono trasformati.